Personale del Corpo controlla le maglie di una rete Il nostro Paese vanta una vocazione naturale per le attivita legate al mare come la pesca, con la sua storia e le sue tradizioni. Ma le risorse marine viventi devono essere gestite con attenzione, nell’ottica di assicurarne la disponibilita per le future generazioni, cose da garantire uno sviluppo sostenibile per il settore. Il mare va protetto da un eccessivo sforzo di pesca, cose come dagli impatti negativi che scaturiscono da altre attività umane, in modo che la sua ricchezza possa costituire un patrimonio accessibile a tutti.
La vigilanza pesca
Il controllo sull'ordinato svolgimento della pesca marittima richiede, oltre alla perfetta conoscenza delle norme comunitarie e nazionali, anche quella della normativa ad esse connesse (codice della navigazione, sicurezza della navigazione, norme a tutela degli equipaggi, norme igienico sanitari, disciplina sul commercio dei prodotti ittici, etc.). Di qui l'esigenza avvertita al legislatore di affidare il coordinamento di detta attività al Corpo delle Capitanerie di Porto, struttura radicata e capillarmente diffusa lungo gli oltre 8000 Km di costa. Infatti l'art.21 della Legge 14 Luglio 1965 n.963 recante la disciplina della pesca marittima prevede espressamente che la sorveglianza sulla pesca e sul commercio dei prodotti ittici e l'accertamento delle infrazioni alle leggi ed ai regolamenti che li riguardano sono affidati alla Direzione del Comandante della Capitaneria di Porto. Va aggiunto che, a seguito del varo della politica comune della pesca, gli Stati dell'Unione Europea hanno avvertito l'esigenza di individuare in ogni Stato aderente un soggetto qualificato a cui tutti gli organi preposti al controllo della filiera della pesca devono fare riferimento, dando vita, in tal modo, alla istituzione di Centri di Controllo Pesca Nazionali.
Rete da pesca Il Centro Controllo Nazionale Pesca (CCNP) è stato costituito in attuazione del Regolamento CE 1489/97 della Commissione del 29/07/1997, recante le modalità di applicazione del Regolamento CEE 2847/93 del Consiglio sui sistemi di controllo dei pescherecci via satellite.
Compito del CCNP, secondo quanto previsto dal DPR 9 ottobre 1998 n. 424, è la sorveglianza sullo sforzo di pesca e sulle attività economiche connesse. Detta attività è rivolta nei confronti dei pescherecci battenti bandiera italiana (a prescindere dalle acque nelle quali essi operano o dal porto in cui fanno scalo) e nei confronti delle unità da pesca appartenenti a Stati membri, nonché di quelle appartenenti a Paesi non facenti parte dell'Unione Europea, quando operano in acque comunitarie.
Attrezzo raccolta retiIn definitiva, l'Italia, con il suindicato DPR 424/98 ha designato quale Autorità di controllo il Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto ed ha predisposto a tal fine strutture, impianti e programmi informatici che consentono, a partire dal nuovo anno, la radiolocalizzazione in tempo reale dei pescherecci di lunghezza superiore a 15 metri a mezzo blue boxes (ferma la possibilità per le unità di minore lunghezza di dotarsi volontariamente di tale apparecchiatura).
In secondo luogo, in ottemperanza al richiamato Reg (CEE) 2847/93 - che prevede il coordinamento tra i diversi Centri di Controllo Pesca (CCP) dell'Unione Europea, attraverso la programmazione d'ispezioni comuni e lo scambio di informazioni sulle esperienze acquisite - il Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto è chiamato a consolidare i rapporti già avviati con gli omologhi CCP del Mediterraneo, aventi sede in Francia, Spagna e Grecia.
Lo scopo è, infatti, acquisire una conoscenza approfondita della pesca nel Mediterraneo e delle attività ad essa correlate, tenuto conto che il controllo a cui è preposto il CCNP abbraccia l'intera filiera (cattura, trasporto, commercializzazione e sostegno finanziario alle imprese attraverso gli aiuti al riporto). A ciò si aggiunge altresì l'esigenza di avviare uno scambio d'informazioni sull'attività di controllo in mare e sui luoghi di sbarco, per individuare una comune strategia di contrasto alle attività illecite, anche al fine di pervenire, attraverso il confronto tra le norme sanzionatorie degli Stati membri che si affacciano sul Mediterraneo ad un'armonizzazione delle stesse, tenuto conto che all'attualità l'inosservanza dei Regolamenti comunitari è diversamente perseguita nelle varie Nazioni in ordine alla natura delle sanzioni (penali o amministrative) ed alla relativa afflittività.
Da quanto precede, si evince che i compiti assegnati al Comando Generale - e a tutte le articolazioni della Guardia Costiera - sono ardui e gravosi. Infatti, l'attuazione delle norme comunitarie richiede risorse umane e materiali che devono consentire all'Italia di svolgere nel campo della politica comune della pesca un ruolo primario, in virtù della posizione baricentrica della Penisola nel Mediterraneo.
Barche da pesca in banchinaPer il raggiungimento di tali obiettivi, il Comando Generale ha promosso una serie d'iniziative miranti alla formazione tecnica degli operatori da impiegare presso le Direzioni Marittime e la sala operativa di Roma e, più in generale, del personale.
In particolare, sono stati rielaborati ed ampliati i programmi di studio degli Istituti di formazione e sono stati organizzati presso le Direzioni Marittime ed i Reparti volo corsi di studio tenuti da Centri di ricerca del settore, dato che le norme comunitarie scaturiscono in gran parte dai risultati ottenuti da campagne oceanografiche. I temi di approfondimento, infatti, vertono sia sui principi di biologia marina applicata alla pesca, sia sui fondamenti del diritto comunitario e dell'adeguamento dinamico dell'ordinamento giuridico italiano ad esso alla luce dell'orientamento giurisprudenziale della Corte di Giustizia Europea e della Corte di Cassazione e degli obiettivi perseguiti dal Regolamento CEE 2847/93 e dagli altri regolamenti comunitari (misure di controllo e di razionalizzazione dello sforzo di pesca, totale delle catture ammissibili - TAC - regolarità delle operazioni di pesca in ordine ai tempi, ai mezzi, ai luoghi di sbarco e di commercializzazione dei prodotti e, in particolare, etichettatura degli stessi recante l'indicazione del grado di freschezza, del peso, del luogo di provenienza, della specie e del modo di produzione, ovvero, se il prodotto ittico è pescato in acque marittime, in acque interne o in allevamenti).
Occorre altresì evidenziare che il Centro Controllo Nazionale Pesca - alla luce anche del VI Piano Nazionale della Pesca e dell'Acquacoltura relativo al triennio 2000-2002 - ha elaborato il Piano 2002, per la vigilanza ed il controllo della filiera della pesca. Strumento, quest'ultimo, indispensabile per dare attuazione alla complessa normativa comunitaria ed, in particolare, al Regolamento (CEE) 2847/93. Il su indicato regolamento prevede le modalità relative allo svolgimento dei controlli in materia di pesca che si sostanziano in visite a bordo, accertamento della regolare tenuta dei registri di pesca, comunicazioni di sbarco del pescato, regolare tenuta della nota di vendita e - non ultime - nel rispetto delle norme sanitarie (cfr. Decreto Legislativo 531/92).
Infine, merita d'essere evidenziata l'intensa attività di vigilanza e controllo, svolta dal Corpo sia in mare sia nei luoghi di commercializzazione dei prodotti, all'indomani della costituzione del Centro Controllo Nazionale Pesca. I risultati raggiunti, grazie anche alla costante attività di sensibilizzazione svolta dagli Uffici Periferici nei confronti del ceto marittimo interessato, sono stati brillanti, specie se si tiene conto degli altri gravosi servizi d'istituto che il Corpo delle Capitanerie di porto assolve.
Per conseguire un più efficace e diretto supporto alle attività di vigilanza e controllo della pesca marittima e dell'acquacoltura e delle relative filiere, con decreto interministeriale n°100 del 27.5.2005 pubblicato sulla G.U. del 14.6.2005 n°136, è stato istituito, presso il Ministero delle politiche agricole e forestali, il Reparto Pesca Marittima (RPM) del Corpo delle Capitanerie di porto, posto alle dipendenze funzionali del Ministero delle politiche agricoli e forestali.
[!] Per approfonidire l'argomento si consiglia di visitare il sito MiPAF Pesca e Acquacoltura

